lunedì 2 gennaio 2012

Le sigarette migliori

Stavo ripensando al 2011. E non mi è venuto in mente niente di particolare. Sono così tornata un pò indietro negli anni. Ai momenti memorabili e alle sigarette migliori. E non ho potuto non ripensare a quella mattina di fine giugno di quasi dieci anni fa. Ero appena uscita da quel palazzone freddo e austero che e' il liceo classico della mia città. Faceva un caldo bestiale, l'estate era ormai alle porte ed avevo appena sostenuto la prova orale dell'esame di maturità. Era andata decisamente da schifo. Ma non importava. Bastava andare oltre. E se con in tasca un 60 oppure un 80, a quel punto, non faceva più alcuna differenza. Ricordo che appena sceso il primo scalino, mi accesi una sigaretta. E quello, fu il mio piccolo addio a quella piccola parte della mia vita.
Poi ci sono state le sigarette con l'amica d'infanzia. Sedute fianco a fianco, lungo il fiume, bevendo birra e parlando di tutto e di niente. In un tardo pomeriggio di fine maggio quando il cielo diventa blu, le strade si riempono anche dei lavoratori e la notte sai che non arriverà mai.
Ripenso ai treni presi. Qualcuno preso al volo. Qualcuno un po' troppo in ritardo, forse. Alla fretta dell'andata per l'eccitazione di non sapere a cosa stessi andando incontro. E all'evasione del ritorno ripensando al giorno prima.
E, tra tante cose, come scordarmi la notte del mio ventunesimo compleanno. In macchina di non ricordo quale amica. Una bottiglia di spumante in un una mano, la sigaretta nell'altra e la testa fuori dal finestrino canticchiando tutti insieme "A la la la long" di Bob Marley, quando la spensieratezza faceva ancora da sottofondo. Poi, all'improvviso, il black out. Ricordo solo che il giorno dopo la febbre non passava.
Adesso, invece, sono all'inizio di un nuovo anno e non ho buoni propositi. Quello che accadrà, accadrà e basta. Sono sulla soglia dei trenta però e forse una cosa dovrei chiedermela: perchè non smettere di fumare?

"girl i want to make you sweat
sweat 'till you can't sweat no more,
and if you cry out
i'm gonna push it sum more-ore-ore,
girl i want to make you sweat
sweat 'till you can't sweat no more,
and if you cry out
i'm gonna push it push it push it some more"
(A lalala long - Bob Marley)

E continuo a sorridere...

domenica 25 dicembre 2011

Scartando un regalo...

" E attraverso i papaveri danzanti
alla mia anima arrivava
una brezza che con tocco
soave la cullava "
(John Keats)

lunedì 12 dicembre 2011

Dondolandosi con le vecchie stelle

Ciondolando nel cortile di casa
Mi avvicino alla tua veloce auto
Mentre fischi il mio nome

Apri una birra
E la porti qui
E giochi a un videogioco


(Lana Del Rey - Video games)

venerdì 2 dicembre 2011

A wild horse on a collision course with the sun

....
No, non ti amo
odio la parola,
quella tirannide privata dentro un pubblico suono
la tua libertà è tua, non mia:
ma brandisco la mia isolata follia come una spada
che affondo nel tuo corpo tutta la notte.
( Al Purdy - Necropsia dell’amore )



Well you're a wild horse
On a collision course
With the sun

I wanted to ride that wild horse
Into the sun

But i no longer think that
I'm your chosen one
On no, i no longer think that
I'm your chosen one

Maybe it's best for you to ride
Ride into the sun
Because i no longer think that
I'm your chosen one
Oh no, i no longer think that
I'm your chosen one
( Smog - Chosen one )

martedì 29 novembre 2011

Accendersi una sigaretta e mettere su un disco

Ci sono tanti modi di viaggiare. E non necessariamente prendendo un aereo. Succede anche dopo aver fatto l'amore. Quando si rimane nel letto, l'uno appiccicato all'altro, sudati, esausti ma felici. E improvvisamente sale la voglia di accendersi una sigaretta. E mettere su un disco, magari di musica classica. Ed è un pò come fare l'amore per la seconda volta...


(Erik Satie - Gymnopédie No.1)

lunedì 28 novembre 2011

Così!























( Entrance of the bookstore "Le Bal des Ardents" in Lyon, France)

mercoledì 23 novembre 2011

Buffo, crescere


( Giose Rimanelli - Tiro al piccione (1953) )

lunedì 21 novembre 2011

27 volte Novembre

27 volte Novembre. Un cappotto più pesante. Una ciuccia di lana. Sciarpa, guanti. A volte rossi, a volte neri, a volte.... Il passo più svelto a causa del freddo. E le vetrine dei negozi che si tingono già dell' atmosfera natalizia. Mi fermo, le osservo e penso che amo questo mese proprio per l'aspettativa che crea. Cammino per le vie del centro, incrocio diversi sguardi e vorrei incrociare il tuo. Decido, poi, di fermarmi nel primo bar che trovo. Dentro è affollatissimo; uomini d'affari che parlano di lavoro, ragazzini che ordinano il primo aperitivo della serata, signore incelofanate nelle loro pellicce che non perdono occasione di sfoggiare tutta la ricchezza posseduta e di parlare di chi non conoscono neanche. Io, invece, opto per un caffè. Doppio.
Novembre, ancora. Ed io sempre la solita. La solita irrequieta. Batto i denti dal freddo, e mi avvolgo di pensieri, ricordi, speranze quasi soffocanti.



I told you
I told you

Everything
Is always
Nothing new
These days

These days are falling
These days are falling
Imagine what to come

Watch them fighting, watch them losing
Watch them without heart
You're not the first one laughing
You're not the first one laughing
(Everything is always - Lali Puna)

giovedì 10 novembre 2011

Un caffè al vetro, per favore

Poi un giorno ti siedi al tavolino di un bar,
e tutto ti sembra straordinariamente diverso.

" Baby, I need your lovin'
I got to have
all your lovin'
Baby, I need your lovin'
Got
to have all your lovin' "
( Baby I need your loving - Four Tops )






mercoledì 9 novembre 2011

Melodrammatico

“E’ lei che incontri, prima o poi, in autobus, sul treno, sull’aereo, lei a cui non fai caso finché non sei seduto, lei il cui sguardo incroci all’improvviso e arrossisci, ti viene caldo, perché non ci si può innamorare così in fretta, non è così che succede, solo per l’aspetto esteriore, con uno sguardo, ma invece succede e tu sei sull’autobus e pensi che dovresti andare laggiù in fondo, dire qualcosa, pensi, dovresti scendere alla sua stessa fermata, perché non incontrerai mai più una persona più bella di questa. E se solo trovi il coraggio, se adesso dici qualcosa, se scendi insieme a lei, vai da lei, l’abbracci, allora forse, forse o di sicuro, avrai incontrato l’unica persona nell’universo che può fare di te l’essere più felice che sia mai esistito. Invece non lo fai. Non scendi quasi mai alla stessa fermata. Non ti alzi nell’autobus per dirle o dirgli qualcosa. Rimanete seduti, vi guardate o distogliete lo sguardo, fino a che uno di voi due non scende e qualche ora dopo hai già dimenticato tutto, fino a un mattino di dieci, vent’anni dopo, quando di colpo senti di nuovo la stessa fitta, te la rivedi davanti e sai che quel giorno dovevi cogliere la palla al balzo, dire qualcosa. Non l’hai fatto, e l’unica cosa che ti rimane è la certezza che almeno una volta, per un istante nella vita sei stato amato così, senza riserve, senza pretese. Un solo istante, come schioccare due dita. Melodrammatico.”
(Johan Harstad)

martedì 8 novembre 2011

venerdì 4 novembre 2011

Silent street



L' 1.40. Stò guidando verso casa. Anche stasera soliti locali, solite note, solite facce. Ed è bello poi, percorrere una via deserta che ti conduce al di fuori della città e potersi lasciare tutto alle spalle, almeno fino all'indomani. Osservare l'asfalto bagnato e nella luce sottile dei fanali vedere le prime foglie autunnali venirti incontro, roteanti, leggere, quasi indecise. Accendo l'ultima sigaretta della serata. Un occhiata di sbiego al pacchetto. Cavolo, ho fumato più di quanto pensassi! Dentro di me mi dico che da domani cercherò di regolarmi, ma poi sò bene che non lo farò. Ingrano la quarta poi la quinta. Inizia a piovere e la radio, sorprendentemente, trasmette una di quelle canzoni che non ti aspetteresti mai e che sembra andare a braccetto con la strada che, intanto, scivola via sotto di te. Dondolo la testa lentamente. Prima a destra poi a sinistra, a ritmo di musica. Sputo via il fumo. Un tipo in motorino mi guarda. Me ne frego. Aspiro. Di nuovo a destra e poi a sinistra. "Silent street" ed alzo ancora un pò di più il volume.




lunedì 24 ottobre 2011

This love is a strange love





This love
This love is a strange love
A faded kind of mellow
This love

This love
I think I'm gonna fall again
And ever when you held my hand
It didn't mean a thing, this love

This love
Now rehearsed we stay, love
Doesn't know it is love
This love

This love
It hasn't have to feel love
It hasn't need to be love
It hasn't mean a thing
This love

This love loves love
It's a strange love, strange love

This love
This love
This love is a strange love, strange love
I'm gonna fall again love
It doesn't mean a thing
Think I'm gonna fall again
This Love


This love
This love is a strange love
A faded kind of mellow
This love

This love
I think I'm gonna fall again
And ever when you held my hand
It didn't mean a thing, this love

This love
Now rehearsed we stay, love
Doesn't know it is love
This love

This love
It hasn't have to feel love
It hasn't need to be love
It hasn't mean a thing
This love

This love loves love
It's a strange love, strange love

This love
This love
This love is a strange love, strange love
I'm gonna fall again love
It doesn't mean a thing
Think I'm gonna fall again
This Love

(Craig Armstrong feat Liz Fraser - This love)

mercoledì 12 ottobre 2011

Mi fermo. E riparto

















(Amsterdam, Febbraio 2011)


















(Amsterdam, Febbraio 2011)























(Amsterdam, Febbraio 2011)


















(Budapest, Febbraio 2010)


















(Budapest, febbraio 2010)

lunedì 26 settembre 2011

Vent'anni a Parigi

Tutto quel francese ci piovve addosso improvviso,
nelle sere di voli pindarici e pastis a buon mercato.
Noi provinciali entusiasti
di rive gauche e dei nostri vent‟anni
segnati più che da Sartre e Baudelaire
dai capelli e dallo sguardo d'inarrivabili veneri.
Tavolini all'aperto, bistrot
e croissant per cena,
ma come erano dolci di futuro quelle notti:
scopriremo, andremo, ameremo.
Con la tenerezza degli sprovveduti
respiravamo sogni, tepori di promesse
e bastavamo a noi stessi,
artisti e letterati,
veri e sinceri come le stelle ad agosto.
Sarà stato il Louvre o il quartiere latino
a convincerci che la vita fosse solo en rose,
a illuderci di essere immortali,
a farci innamorare di tutto quello
cha saremo potuti diventare.
Ora chissà, amico mio, se fumi pipe,
se ti sei arreso e sfogli i ricordi e la malinconia,
se rimpiangi perfino tutto quel francese
che ci piovve addosso improvviso
senza che avessimo neanche un ombrello,
o un grano di consapevolezza,
per difenderci dai nostri vent'anni
che svanivano piano nell'alba parigina.
(Vent'anni a Parigi - De Mas Fabio)

domenica 4 settembre 2011

A volte mi perdo

Stamani sono uscita, a piedi scalzi, nell'erba. Un caffè tra le mani. Si poteva sentire solo il rintocco del campanile. Per il resto silenzio assoluto. Mi sono sdraiata e, per quei pochi minuti, è stato bello rendermi conto che non esisteva più nient'altro.


(The Antlers - Kettering)

lunedì 29 agosto 2011

Ultima stanza in fondo a destra

Stò pensando a come arredare questa stanza. Quello che non mancano sono i quadri. Piccoli o grandi, in bianco e nero o a colori, sopra il letto o ad incastro vicino alla finestra.. l'importante è che ci siano.
Settembre è intanto alle porte. Lo si avverte dalla leggera brezza che filtra attraverso la finestra aperta. Sono quasi le 17, e mi ritrovo sdraiata sul letto, con qualche canzone in sottofondo, il pc di fianco a me su cui appuntare pensieri vaganti e la mia maledetta sigaretta che si consuma insieme a questo sole di un'altra estate ormai al termine.
Poi, squilla il telefono. E' incredibile come puntualmente avvenga quando meno ne hai voglia. Al terzo squillo, mi decido ad alzarmi. Afferro il posacenere e lo appoggio sul davanzale con la mezza sigaretta rimasta. Ancora la Telecom. Dopo pochi secondi ringrazio ed attacco. Torno in camera. E lo sguardo finisce sul fumo della sigaretta che si disperde attraverso il vento e va a finire sul primo piano di una musicista jazz, a New York, insieme al suo sassofono. E' vero, c'è solo qualche quadro in questa stanza e, forse, qualche cicca di troppo. Ma in fondo mi piace così. In fondo, io sono questa.







sabato 27 agosto 2011

Me li bevo come un liquore, i trent'anni

Io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevevo come un liquore i trent’anni. Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatre, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perche’ sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, e non è cominciata la malinconia del declino. Perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…
(Oriana Fallaci)

venerdì 12 agosto 2011

L'amore va all'aicsevor

Quel che molta gente definisce amare consiste nello scegliere una donna e sposarla. La scelgono, te lo giuro, li ho visti. Come se si potesse scegliere in amore, come se non fosse un fulmine che ti spezza le ossa e ti lascia lungo disteso in mezzo al cortile. Tu dirai che la scelgono perché-la-amano, io invece credo che avvenga tutto all’aicsevor. Beatrice non la si sceglie, Giulietta non la si sceglie. Tu non scegli la pioggia che t’inzupperà le ossa all’uscita di un concerto.
(Julio Cortàzar)


venerdì 1 luglio 2011

Un sabato notte a Venezia

Era una sera di metà giugno quando mi ritrovai a Venezia. Avevo appena finito di cenare in un ristorantino tipicamente turistico non troppo distante da piazza San Marco. Un fritto di pesce e due o tre bicchieri di prosecco. Una foto a due suonatori di cornamusa e pagai il mio conto. Un altra foto e continuai a camminare per quel paradiso affacciato sul mare. E fu così che tra uno scatto e l'altro notai un localino in una via non troppo popolata. Fuori, seduti ad alcuni tavolini, gruppi di amici in clima di festa. Passai in mezzo a loro ed entrai. Chiesi una bottiglietta d'acqua e fu in quel momento che mi accorsi di lei. Avrà avuto una settantina d'anni. Capelli corti, biondi, postura eretta ed abito elegante. In basso, appoggiato ad un gambo del tavolo, uno zaino in netto contrasto con tutto il resto. Ma quello che mi colpì di più fu il suo sguardo. Non lo alzò mai, se ne stava fisso su quel bicchiere ormai vuoto davanti a lei. Era interamente circondata da un velo di tristezza e di malinconia in continua lotta con gli schiamazzi e le risate della gente che si trovava al di fuori. Afferrai la mia bottiglietta, bevvi un sorso e tirai fuori il cellulare. Senza farmene accorgere, scattai una foto. E fotografai quella via. La via a cui conduce la vita. Chissà come mai si trovava lì da sola, quel sabato notte. Chissà a cosa stesse pensando, dove fosse diretta, che tipo di vita avesse condotto. Gli amori persi, vissuti, ritrovati. Le risposte non ci sono e in fondo nemmeno mi interessano. Sò solo che amo questi scorci di vita. E che certi volti, restano impressi. E' inevitabile. Poi mi avviai verso l'uscita, infilai la bottiglietta in borsa e aprii la porta mentre venivo lentamente risucchiata dall'aria afosa e dalle mille voci esterne. Mi voltai un'ultima volta. E così, arrivederci. Arrivederci, solitaria e affascinante signora trai canali veneti.

















(Venezia, 11 Giugno 2011)

martedì 28 giugno 2011

Un trailer che basta

Adesso, musica

Quale antenato parla in me? Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo. Per questo non riesco ad essere una sola persona. Sono capace di sentirmi un’infinità di cose contemporaneamente. Il male del nostro tempo è che non ci sono più i grandi maestri. La strada del nostro cuore è coperta d’ombra. Bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili, bisogna che nei cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne, dai muri, dalle scuole, dall’asfalto e dalle pratiche assistenziali entri il ronzio degli insetti. Bisogna riempire gli orecchi, gli occhi di tutti noi di cose che siano all’inizio di un grande sogno. Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi, non importa se poi non le costruiremo. Bisogna alimentare il desiderio, dobbiamo tirare l’anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all’infinito. Se volete che il mondo vada avanti, dobbiamo tenerci per mano. Ci dobbiamo mescolare i cosiddetti “sani” e i cosiddetti “ammalati”. Hei voi sani, che cosa significa la vostra salute? Tutti gli occhi dell’umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando. La libertà non ci serve, se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe. Uomo, ascolta! In te acqua, fuoco e poi la cenere e le ossa dentro la cenere, le ossa e la cenere. Dove sono? Quando non sono nella realtà e neanche nella mia immaginazione? Faccio un patto col mondo: che ci sia il sole di notte indebiti d’agosto. Le case grandi finiscono, sono quelle piccole che durano. La società deve tornare unita, e non così frammentata, basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice e che bisogna tornare al punto di prima, in quel punto dove voi avete imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi principali della vita, senza sporcare l’acqua. Che razza di mondo è questo se è un pazzo che vi dice che dovete vergognarvi? Adesso, musica!
(Nostalghia - Tarkovskij)

mercoledì 22 giugno 2011

Oasi nel mare ionico dei passi

Stanotte il latrare dei cani
Attraversa lampioni sospesi
E raggiunge il silenzio.

Non c’è nessuno lungo la strada ...
Solo questo latrare insistente
Di pensieri randagi che sale
Tra nebbie notturne
E stanze vuote.

Immagino giardini d’agrumi
E oasi nel mare ionico dei passi.

Volesse il vento aprire il cielo
E raccontare le stelle
Mentre tu, fanciulla bretone
Volo di gabbiano
Odalisca di Matisse
Raccogli sogni innocenti.
(Pensieri randagi - Giovenale Nino Sassi)

giovedì 9 giugno 2011

Γνῶθι σεαυτόν

Siamo ignoti a noi medesimi, noi uomini della conoscenza, noi stessi a noi stessi: è questo un fatto che ha le sue buone ragioni. Non abbiamo mai cercato noi stessi – come potrebbe mai accadere che ci si possa, un bel giorno trovare? Non a torto è stato detto:«Dove è il vostro tesoro, là è anche il vostro cuore»; il nostro tesoro è là dove sono gli alveari della nostra conoscenza. A questo scopo siamo sempre in cammino, come animali alati per costituzione, come raccoglitori di miele dello spirito, e soltanto un’unica cosa ci sta veramente a cuore – «portare a casa» qualcosa. Del resto, per quanto riguarda la vita, le cosiddette «esperienze» – chi di noi ha anche soltanto una sufficiente serietà per queste cose?
[Incipit della prefazione de "Genealogia della morale" - Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844 – 1900)]

venerdì 3 giugno 2011

E navigo a vela dentro i colori






















Mark Rothko, “Untitled Red”, (1964).























Mark Rothko, “Orange, Tan and Purple”, (1954).






















Mark Rothko, “Untitled”, (1969).

martedì 24 maggio 2011

When the night comes

Amo i lunedì, il freddo piuttosto che il caldo, e la notte. Soprattutto, la notte. Quando rientri in casa dopo una serata come tante con amici, e sai che tra poco ti ritroverai tra quelle pareti che raccontano di te, tra quelle lenzuola che hai condiviso con qualcuno che adesso non c'è più. E ti viene da sorridere. Quando avvicinandoti al portone, senti da lontano i passi di qualcuno che torna. E, ti domandi di quale umore sarà, chissà se più sereno di te oppure no. La notte che racconta ancora di più la solitudine, la disperazione di chi si ritrova solo e si accompagna a qualche bicchiere di troppo nel bar di un paesino sconosciuto così come di una grande metropoli. Di chi si prende un pò di tempo per sè lungo una via deserta e si siede a fumarsi l'ultima sigaretta. E di chi è insonne, e trova l'ispirazione. La notte che si scioglie in un abbraccio, in un bacio o nelle note di una canzone lungo l'autostrada del ritorno. La parte terminante e più malinconica, che conduce con sè i personaggi più stravaganti. Come mi disse qualcuno un giorno: "le persone più interessanti si incontrano quasi sempre dopo le due di notte". E così, voglio brindare. Voglio brindare alle mille sfaccettature della luna, alle luci sfocate dei lampioni e agli infiniti dirigibili di questi umori notturni.




When the night comes
And you lay your weary head to rest
No more trials, no more tests
When the night comes

When the night comes
You don't have to be afraid
Of any choice you made
When the night comes

Don't be afraid
You're only dreaming... (repeat)

When the night comes
The headlines read
Whatever's in your dreams
When the night comes

When the night comes
And you lay by the one you love
The one who knows you and the things you do
When the night comes

Don't be afraid
You're only dreaming... (repeat)

When the night comes... (repeat)
(When the night comes - Dan Auerbach)

lunedì 9 maggio 2011

Pearl jam e ancora un'altra birra grazie

Sono le 19, il sole tramonta, il vento si alza ed io mi trovo lungo il marciapiede di una strada qualunque nel pieno centro della metropoli. Mi sistemo il ciuffo leggermente storto, stringo un po' piu' la sciarpa intorno al collo e mi guardo intorno. Sulla sinistra, un pub in legno, in classico stile irlandese, musica leggera e qualche schiamazzo. Entro ed osservo. Sulla destra una coppia, in classico "punto d'arrivo", penso. Lui, che si guarda intorno. Incrocia anche il mio sguardo. Lei, seria, totalmente assente, braccia conserte mentre con la bocca gioca con la cannuccia del suo cocktail. Silenzio, neanche una parola. Neanche uno strascico di complicità. Poco più avanti, intanto, un gruppo di uomini attempati stà discutendo di calcio con qualche breve parentesi al femminile. Tette e culi alternati al calcio di rigore di non capisco bene chi. Vado avanti, e decido di sedermi sull'ultimo sgabello lungo il bancone, quello più in disparte. Oggi niente discorsi. Non è stata una delle giornate migliori ed ho voglia di gustarmi il contorno, senza troppe spiegazioni. Ordino una birra, facendomi consigliare direttamente dal barista. Una cosa che mi è sempre piaciuta è sperimentare in base alle tradizioni dei luoghi in cui mi trovo. Intanto, a scaglioni, inizia ad entrare un gruppo di uomini di varia età, con giacca ed immancabile valigetta. Uno di loro, il più giovane, si avvicina e mi saluta. Lo guardo, giu' il primo sorso e sfoggio il sorriso più forzato. "Come va'?". Il sorriso sparisce e lascia spazio alla risposta più concisa. Evidentemente senza risultato. Il tipo tira indietro lo sgabello e si siede di fianco a me. Prosegue con qualche domanda. Terzo, quarto e quinto sorso vengono da sè. Poi si allenta il colletto della camicia, si sfila la giacca e, lentamente, estrae dalla 24 ore il suo ipod. Mi chiede se mi piacciono i Pearl-jam, spiegandomi che, a suo parere, sono la terapia ideale per giornate "no" come quella. Alzo, così, lo sguardo dal mio bicchiere e lo guardo in faccia forse per la prima volta da quando si è seduto. Ci sorridiamo, infilo una cuffia, lui quell'altra, "Yellow Ledbetter" e un'altra birra. Si, sempre la solita. Grazie.

giovedì 14 aprile 2011

Let us be in love tonight



"Let us be in love
(let us be in love)
Let’s do old and grey
(let’s do old and grey)
I won’t make you cry
(I won’t make you cry)
I will never stray
(I will never stray)
I will do my part
(I will do my part)
Let us be in love tonight"
(The Killers - White demon love song)

martedì 12 aprile 2011

La vita in un incontro

Camminavo in un prato, c'erano fiori ovunque, la punta delle dita scorreva piano su alcuni di essi. Il sole, intanto, scendeva caldo, pieno, incandescente, disperdendosi in striature arancio lunghe tutto il cielo. Così, mi sono sdraiata. L'erba mi ricopriva. Mi sono accesa una sigaretta, e ho iniziato ad osservare il fumo che usciva lento, e si disperdeva dalla mia bocca. Due farfalle, quasi eteree, si rincorrevano e si allontanavano per poi ritrovarsi lì, di fianco a me, all'interno di quel vapore denso. Ed è in quel momento che ho pensato a quanto sia bello l'andare di pari passo con qualcuno e di quanto basti terribilmente poco per voltarsi e ritrovarsi all'improvviso da capo. Precarietà. Ogni cosa è precaria, del resto. Specie ai giorni nostri. Altre volte puo' trattarsi di mancanza di tempismo, di una discordanza di coincidenze, chissà. Resta il fatto che non ho potuto non ripensare ad una frase di uno dei più bei film degli ultimi tempi, "2046":
"Nella vita il vero amore si può mancare, se lo si incontra troppo presto o troppo tardi. Ho amato una donna ma lei mi ha lasciato, sono andato a cercarla lì, nel 2046.. ma non l'ho trovata."
La vita è un incontro. Di idee, di mani, di battiti. Ci si può perdere, a volte ritrovare, altre volte no.. ma è da questo bizzarro incrocio che inizia la magia. Una magia che, se si è fortunati, puo' ricoprire anche una vita intera. Davvero fortunati.



(2046 - Wong Kar Wai)

domenica 13 marzo 2011

In my darkest night I will be on my own

Certe canzoni, certi testi, li ascolteresti continuamente. Ti entrano dentro e, non c'è niente da fare, iniziano a rappresentare momenti della tua vita. Li ascolteresti in macchina, in metropolitana, nell'mp3 mentre sei in coda ad un semaforo, sul treno con la testa appoggiata al finestrino e lo sguardo lontano. Li ascolteresti prima di dormire, anzi quasi quasi lasceresti inserito il repeat per addormentarti con quel sottofondo e poterti, così, svegliare la mattina cullato da quella stessa melodia. Ci sono testi che è come se ti capissero, come se in un certo senso ti strappassero le parole di bocca, parole che vorresti gridare ad un lui, ad una lei, ad una giornata storta, ad emozioni soffocate, alla pioggia che cade e ad un vento che sbatte un pò troppo forte contro le persiane della finestra. Così in questa domenica uggiosa, Big Chair e buone emozioni a tutti: da ricordare, da rimpiangere, da vivere. Ma pur sempre emozioni.



Now you know that I heart everything about you
And that's why it's quite hard to get through this alone

You're the only one I can talk to about it
In my darkest night I will be on my own

These walls that we climb are hard to recognize
They fall when I say your name

Here we go
Fast and slow
On the big chair

But we don't know
Where we're going
On the big chair

Don't you know it's hard, quite, in the time of confusion
To tell you that I love you

You see it could have been me instead of you
It could have been me if I wanted to
But it wasn't
So we'll have to face the truth

These walls that we climb are hard to recognize
They fall when I say your name

Here we go
Fast and slow
On the big chair

But we don't know
Where we're going
On the big chair

Time to pull the shutters down
Breakin' clouds don't make a sound?

Here we go
Fast and slow
On the big chair

But we don't know
Where we're going
On the big chair

(Big Chair - Travis)

venerdì 11 marzo 2011

Tra numeri, battiti, e aereoporti

Se mi stacco da te, mi strappo tutto: ma il mio meglio(o il mio peggio) ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso:
ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):
tra poco atterro a Madrid: (in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali,
gente d’affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati,
agitatamente ridendo): vivo ancora per te, se vivo ancora:
(Edoardo Sanguineti)


domenica 27 febbraio 2011

Guarda cos'è il destino

"E una domenica ti incontrai per caso
e mi scoppiò un indescrivibile
piacere di conoscerti…
guarda cos’è il Destino"
(Franco Battiato)

martedì 22 febbraio 2011

.. che se la ride di tutto quanto

Non finirà mai, non ci saranno
soccorsi nè pietà nè cose vive,
andrà tutto avanti, inutilmente, percorso
di menzogne e vecchie abitudini,
continuerò così, vita di un corpo
senza testa, rifacendo sempre lo stesso
cammino, ripetendo gli stessi trucchi,
sognando sogni già sognati,
come in una montagna deserta,
nonostante miliardi di esseri
non ci sarà un solo vero uomo,
soltanto eterni rifiuti, e saranno veri
soltanto gli animali, soli depositari
di grazie e puro spirito, saranno loro gli ultimi, gli autentici,
gli onesti, brace e significato
profondo, il lupo avrà cuore
e la pantera polmoni
e l’aquila occhi, e l’ultima
guerra sarà un uomo seduto su una
sedia, che se la ride di
tutto quanto.
(Ah- Charles Bukowski)






















(Ren Hui Yoong)

domenica 20 febbraio 2011

Noi, lì

Piove. E penso a noi. A quella sera, al nostro mondo parallelo di una notte, alle tue mani e al tuo farmi roteare come in una danza in mezzo ad una strada innevata per poi ritrovarci l'uno di fronte all'altra, sorridenti, dentro la nostra estate d'inverno.

mercoledì 9 febbraio 2011

Luoghi non luoghi

Amo le metropolitane così come le stazioni e gli aereoporti. Le persone più taglienti si incontrano proprio in questi posti fugaci. C'era un giovane ragazzo, solo con il suo cane, la notte del 31 Dicembre a Kings Cross. Suonava "Stand by me", tutta a modo suo. Ero sulle scale mobili e più salivo, più lo osservavo allontanarsi e più pensavo che lì, in quella stazione, non c'era persona più libera di lui. Libera da ogni conformismo, da ogni regola, da ogni aspettativa di una serata qualunque.
Mi sono sempre piaciuti questi luoghi non luoghi. Del resto non mi è mai capitato di salire su una metro e di non perdermi in qualcuno. Come quella ragazza indonesiana che si è seduta davanti a me la mattina del 1 Gennaio. Erano le 11 circa ed ero diretta a Portobello, mentre lei rientrava da chissà quale serata. Indossava un paio di sandali alti, un lungo vestito turchese, ed era di una bellezza travolgente in quel sorriso che la ricopriva. Accanto a lei, invece, un ragazzo ancora in abito da lavoro avvolto nel suo sonno. Oppure, ricordo con piacere quel violinista Ungherese vestito da cow-boy, che ogni giorno incrociavo alla solita fermata, e che regalava un inchino ad ogni signora.
Amo questi posti perchè c'è sempre un'occasione in cui rispecchiarsi. C'è chi sorride, chi è indifferente, chi ha perso ogni speranza, chi è di fretta e chi indossa le cuffie e si estranea per un momento. Chi legge, chi ha con sé la sua chitarra e chi, come te, incrocia il tuo sguardo con la stessa curiosità che ti accompagna. E, allora sorridi, ti rilassi, e pensi che in fondo la vita è bella proprio per queste piccolezze.


domenica 6 febbraio 2011

Come raggi di sole dalla finestra di una galera

Mi sono persa, tra vie che non conosco e a cui mi hai condotto tu per mano; ho lasciato che le emozioni mi piombassero addosso e, questa volta, me le sono vissute fino in fondo, perchè la vita è una sola e persone come te è difficile lasciarle andare come incontrarle.
Non è facile addomesticarci e lo sappiamo bene; del resto siamo fatti della solita fottuta pasta e per questo ci porteremo dentro, per questo continuerò a viaggiare e ogni posto mi ricorderà di noi, e non potrò fare a meno di pensare che se tu fossi lì, insieme a me, ti emozioneresti esattamente delle stesse cose, noteresti le stesse pieghe invisibili di una realtà che invece passa inosservata al più della gente.
Tu non lo sai, ma porto ancora con me i brividi di quella notte, me li sono cuciti addosso come un abito, li sento pesanti dietro il collo, li sento scendere fino alla pancia, mi tengono al riparo ma so anche che non si ripeteranno. E' una guerra continua questo volersi vivere e il sapere di non poterlo fare. E' una guerra in cui mi sento schierata già dalla parte del perdente. E' una guerra senza nè tregua, nè vittoria, che mi sommerge di fronte a questo cielo terso, su questo treno che giunge a te per l'ennesima volta, non sapendo mai se sarà anche l'ultima.
Con te mi sono sentita sole, isola deserta, tempesta, vento avvolgente, adrenalina, raggi di sole dalla finestra di una galera. E, adesso, posso sentire questi brividi quasi evaporare, salire in alto per poi trasformarsi in pioggia metallica che tornerà a scivolare di fianco a me, lungo le crepe di questo finestrino.

martedì 1 febbraio 2011

Under the skin
















Incastri perfetti di rami illuminati.
Fughe di sensazioni sotto pelle.

venerdì 28 gennaio 2011

That drawing on your face

Era una mattina di fine giugno, se ricordo bene. Camminavamo per queste stesse strade vissute, l'uno di fianco all'altra, senza sfiorarci, solo parlando. Tu delle tue infinite preoccupazioni ed io, come al mio solito, che cercavo di alleviare i tuoi pensieri.
L'aria era afosa e la zona deserta, ma da qualche parte, in qualche via poco distante, si sentiva risuonare "Stay" di Jackson Browne.
Così all'improvviso, canticchiando, ti sei voltato e senza dire niente mi hai sorriso.
E la mia estate ha avuto inizio proprio da lì.
Da quel disegno perfetto sul tuo viso.


(Jackson Browne - Stay)

mercoledì 19 gennaio 2011

Am I underground or am I in between?




Lucy's underground
She's got a mouth to feed
Am I underground
Or am I in between

Lucy's underground
She's got a mouth to feed
Am I underground
Or am I in too deep

Show me love
Who's got your hand on the button of
Showin' love
You've got your hand on the button of

Lucy's underground
She's never coming back
Am I still alive
Or has the life gone bad

Take me underground
Take me all the way
And bring me to the fire
Throw me into the flames

So show me love
Who's got your hand on the button of
Showin' love
You've got your hand on the button of

I would rather die
I would rather die
Than to be with you
(Phantogram - When I'm small)

martedì 18 gennaio 2011

Si consuma piano l'ultima sigaretta

Le luci dei lampioni sono opache a causa della nebbia e la neve scende lenta ma sempre più fitta. Tra queste dita e queste unghie colorate di rosso si consuma piano l'ultima sigaretta e nella mente l'ultimo bagliore di un qualcosa che è stato ma che svanirà di pari passo con questi fiocchi.

lunedì 17 gennaio 2011

Sei di sera, occhi lucenti appoggiati ad una sponda del Thames

E' la prima volta che vengo in una metropoli per conto mio. Sono eccitata. Mi sento come quando a quattordici anni, d'estate, prendevo il treno e andavo a Venezia da sola, per passare il pomeriggio in giro per calli e negozi, curiosa del movimento che sentivo intorno, diverso dalla quiete noiosa della mia città.
Ho vent'anni e non soffro ancora d'ansia. Anzi. Posso viaggiare fino a Napoli in autostop o dormire tutta la notte sul pavimento di un treno senza stancarmi e senza sentirmi mai fuori posto.
Sono a disagio solo con i conoscenti, mai con gli sconosciuti. Deve essere questa la gioventù.(..)
Dopo quattro giorni a Londra ho già trovato casa e lavoro, ora voglio usare il tempo che mi rimane prima di iniziare a lavorare per conoscere la città.
Comincio dai musei, così belli che mi fanno piangere. Una sera, all'uscita della Tate Gallery, scrivo una poesia intitolata: "Sei di sera, occhi lucenti appoggiati ad una sponda del Thames". La bellezza di Londra è struggente. Vago per le strade affamata di gallerie, teatri, negozi, bramosa di integrarmi il più in fretta possibile. Ecco cosa mi mancava a Verona, ecco come voglio vivere: senza nessuno che mi conosca e con tanti cinema tra cui scegliere, quartieri da scoprire, parchi, locali, persone di ogni parte del mondo da conoscere.
(Daria Bignardi - Un karma pesante)

















(Londra 2010-2011)

venerdì 7 gennaio 2011

Tre giorni come farfalle

Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena tre giorni d'estate, tre giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant'anni comuni non potrebbero mai contenere.
(John Keats)

mercoledì 5 gennaio 2011

E tutto si veste di bianco. Anche i pensieri

Proseguo, tra bocche parlanti e occhi curiosi, per queste strade ricche di facce, di qualche albero ormai spoglio, di riflessi di un sole appena acceso e di piccoli oggetti in vendita. Cammino, assaporando la libertà e i fiocchi di neve che intanto scendono lenti ma costanti, vestendo di bianco ogni particolare. Vestendo di bianco le vie percorse dai miei pensieri che giungono fino a te, alle sere antiche e alla musica lontana.

lunedì 27 dicembre 2010

Capitano cose belle proprio quando non lo diresti mai

E, tra tante cose, ci sono poi quelle persone e quegli angoli di vita che ti porterai sempre dietro, e che non la finiranno mai di strapparti sorrisi.
Domenica, ore 21, destinazione Parma, e un treno quasi completamente vuoto. In quel vagone soltanto due ragazzi ed io, totalmente assorta in pensieri che si dissolvevano attraverso un panorama illuminato solo a metà. Poi così dal niente o meglio per una banale informazione sul tragitto, ho iniziato a parlare con uno di loro, ed ecco che il viaggio si è trasformato in un qualcosa di molto più piacevole e addirittura breve. Una volta scesi a destinazione, lui diretto poi verso Sud, io a qualche fermata da lì, abbiamo deciso di accompagnarci a vicenda a prendere qualcosa da mangiare e a comprare le sigarette. Così, come se ci conoscessimo da una vita. Senza secondi fini, senza troppe parole nè spiegazioni. Semplicemente perchè ci andava. Semplicemente, perchè in quello stesso momento, il caso aveva voluto che ci ritrovassimo soli, in quell'angolino di mondo. Poco dopo ci siamo avviati verso il mio binario. Il treno è arrivato puntuale e si è fermato qualche metro avanti a me. Ho preso così il mio borsone e ho iniziato a correre, ma prima non ho potuto fare a meno di voltarmi un'ultima volta verso quel veloce compagno di viaggio. Ci siamo sorrisi, salutati con un cenno della mano e prima che si allontanasse, gli ho gridato un grazie e dentro di me, un addio.
Questo, uno di quei momenti che mi accompagnerà ogni volta che con la mente tornerò a quella notte di un fine Dicembre qualunque. Del resto, capitano cose belle proprio quando non lo diresti mai.

domenica 26 dicembre 2010

Curiosi di professione

Oh, io sono un mezzo fallito. Il poco che so lo devo al mio professore, Albert Sorel.
“Cosa vuol diventare?”, mi domandò.
“Diplomatico.”
“Ha una grossa fortuna?” “No.”
“Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?” “No.”
“E allora rinunci alla diplomazia.”
“Ma allora cosa posso fare?”
“Il curioso.” “Non è un mestiere.”
“Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L’avvenire è dei curiosi di professione.”

(Jules e Jim - Francois Truffaut)

domenica 19 dicembre 2010

C'è la neve nei ricordi.


giovedì 9 dicembre 2010

Le sorti diverse che si mischiano nel sangue

"Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perché il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto, fra tanta gente che s’incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro."
(Elsa Morante - L’isola di Arturo)



Quanta verità in poche parole.

martedì 30 novembre 2010

Trascinata via

Cadeva un pò di neve mentre ero seduta nel bar della stazione di Bologna, qualche giorno fa. Una tazza di caffè tra le mani intanto che la gente mi scorreva davanti incessantemente. Ogni tanto buttavo lo sguardo sul borsone lasciato all'entrata, ma ancora più spesso ripensavo alla sera prima. Alle sensazioni incastrate nella pelle, nelle vene, in circolo in ogni angolo del corpo. Alle parole, alle mani che, come in una sorta di danza, non potevano fare a meno di sfiorarsi, alla piazza innevata e deserta ma piena di qualcos'altro. E, totalmente immersa in quella sensazione di infinita bellezza, sono riuscita ad accorgermi che era arrivato il mio treno appena in tempo. Una corsa e un ultimo sorriso dietro a quel finestrino appannato che veniva trascinato via insieme a me.


martedì 23 novembre 2010

In volo

In volo. Se c'è un'immagine ricorrente nella mia mente è quella di me in volo. Una piccola valigia, il mio cappotto nero e un misto di eccitazione e bisogno di dispersione nella testa. Immagino l'hostess di turno che mi chiede se ho voglia di qualcosa da bere. Rispondo un caffè. Ho bisogno di rimanere vigile. Vigile per non perdermi niente di quel passo in avanti. Per poi tornare magari, tra qualche anno, a percorrere la solita via fiorita, a ritrovarmi di fronte al grande portone e ad arruffare in borsa in cerca delle chiavi. Le chiavi di una vita passata ma, forse, ritrovata.
Metto le cuffie, Sweet ballad.. e un arrivederci.

sabato 20 novembre 2010

martedì 16 novembre 2010

All Along The Watchtower

Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby - All Along The Watchtower
dalla raccolta - Natiche Sadiche)

Novembre

Novembre.
Cammino tra i binari di una stazione come tante. In lontananza le prime luci natalizie. Mi perdo tra la loro luminosità e quella di tutto ciò che ho intorno, ancora più accecante. Qualcuno che parte, qualcun'altro appena arrivato. Chi si incrocia distrattamente, chi si incontra dopo chissà quanto tempo, chi saluta, chi usa quella vecchia stazione esclusivamente come rifugio per la notte e chi vaga senza meta.
Prendo il mio borsone e lo tiro un po' più su, sulle spalle. Cammino, non troppo veloce.. un pò dubbiosa, senza emozioni, quasi dispersa. Vorrei incrociarti, tra questa moltitudine. Vorrei far svanire questo senso di tranquillità quasi eccessiva che mi attanaglia e quasi non mi fa respirare. Ma non ci sei, non ancora almeno.
Lou Reed - Make up e smetto di pensarci e salgo sul mio treno.

















Torino. Qualche settimana fa.

martedì 9 novembre 2010

So many foreign roads



Narrator:
(So apropos:
Saw death on a sunny snow)

Him:
"For every life..."

Her:
"Forego the parable."

Him:
"Seek the light."

Her:
"...My knees are cold."

(Running home, running home, running home, running home...)

Her:
"Go find another lover;
To bring a... to string along!"

"With all your lies,
You're still very lovable."

"I toured the light; so many foreign roads for Emma, forever ago."
(For Emma - Bon Iver)

lunedì 8 novembre 2010

Certe emozioni conducono in alto


















(Marc Chagall)

Notti di luci e di lucciole

















"C’è molto silenzio in giro
ma tu non devi temere
ora diamo la carica
a tutti i grilli
C’è molto buio in giro
ma tu non devi avere paura
arrivo io aggiusto tutte
le lucciole questa sera"
(Artemoltobuffa - Le rughe sulla fronte)

venerdì 5 novembre 2010

Riflessioni a tarda serata

E io rido del mio cuore - ma faccio poi quello che vuole.
(J. W. Goethe)

mercoledì 3 novembre 2010

A night in the rain

Scendeva una pioggia leggera qualche sera fa, ed io mi trovavo ai bordi di una piccola collina, con i piedi immersi nell'erba, l'ultima sigaretta che si consumava tra le dita e infinite piccole luci che si stagliavano sotto di me fino alla cornice disegnata dalle onde del mare. Lontano, terribilmente lontano.. dove solo l'immaginazione era in grado di arrivare. E intanto, questa canzone che non la smetteva di riecheggiare nei sottofondi dell'anima.





"But you don't ask for no diamond rings,
No delicate string of pearls,
That's why I wrote this song to sing,
My beautiful girl"
(The Girl - City and Colours)

martedì 2 novembre 2010

Parole & Sensazioni

“Altrove.
Altrove.
Che sonorità queste parole."
(Wislawa Szymborska)

domenica 31 ottobre 2010

La cosa più importante

Non dimenticare la cosa più importante: la commozione.
(Venedikt Erofeev)


venerdì 29 ottobre 2010

We're restless hearted

A volte certe canzoni le senti pulsare nelle vene.


Tell her I'll be waiting
In the usual place
With the tired and weary
And there's no escape

To need a woman
You've got to know
How the strong get weak
And the rich get poor

You're running with me
Don't touch the ground
We're restless hearted
Not the chained and bound

The sky is burning
A sea of flame
Though your world is changing
I will be the same

The storm is breaking
Or so it seems
We're too young to reason
Too grown up to dream

Now spring is turning
Your face to mine
I can hear your laughter
I can see your smile

No-I can't escape
I'm a slave to love
(Bryan Ferry - Slave to love)


giovedì 21 ottobre 2010

Bisogna crescere

Scorrono gli anni, le domande, qualche risposta accompagnata da facce che vengono e se ne vanno. Parole dette, strozzate, urlate, magari immaginate ma mai espresse.

Sono le sei di un classico pomeriggio autunnale; lego la mia bici ad un vecchio lampione. L'aria è avvolta da una luce pallida, quasi tremante. Decido di camminare per un pò mentre stringo la sciarpa intorno al collo e calibro pensieri sfuggenti. E torno, così, a ripetermi che è ora di crescere. E di non voltarsi indietro. Sulle candeline di una parte di vita ho soffiato già da un po'.





martedì 5 ottobre 2010

Quando certe canzoni sanno parlare meglio di te...



Bad day, looking for a way,home, looking for the great escape.
Gets in his car and drives away,
far from all the things that we are.
Puts on a smile and breathes it inand breathes it out,
he says,bye bye bye to all of the noise.
Oh, he says, bye bye bye to all of the noise.

Doo doo doo doo doo noo noo
Doo doo doo doo doo noo noo noo noo
Doo doo doo doo doo doo doo
Doo doo doo doo doo doo noo noo noo

Hey child, things are looking down.
That’s okay, you don’t need to win anyways.
Don’t be afraid, just eat up all the grayand it will fade all away.
Don’t let yourself fall down.

Doo doo doo doo doo noo noo
Doo doo doo doo doo noo noo noo noo
Doo doo doo doo doo doo doo
Doo doo doo doo doo doo noo noo noo

Bad day, looking for the great escape.
He says, bad day, looking for the great escape.
On a bad day, looking for the great escape.
(Patrick Watson - The great Escape)

martedì 28 settembre 2010

I was stranded alone, in my southwest dream

Me ne vado, con la sensazione dei tuoi capelli incastrata tra le dita.
E' una tiepida mattina autunnale questa in cui ci salutiamo. Ti guardo, mi guardi e rimaniamo immobili a fissarci per un po'; anche se in fondo, a pensarci bene, da quanto entrambi ci aspettavamo questo momento.
Con la mente torno, così, a quell'ultimo istante di felicità insieme. Ti sorrido, nascondo le lacrime ed esco dalla macchina. Vorrei ricordarti così. Con il tuo immancabile sorriso. Abbracciati per quelle vie deserte, ignari di tutto, avvolti soltanto da quella spensieratezza e leggerezza che oramai non torna più.




When I was
A little baby
A mama's boy
No one could save me
From those kids at school

They would bully
They would tease
They would taunt me
Haunt me

"You're such a pretty boy"
"You're such a pretty boy"
"You're such a pretty boy"
"You're such a pretty boy"

Fear
I grew up so scared
The bible belt
Redneck lifestyle
One day I'll fly free

In the airplane
"Where's my seat?
Where's my champagne?"
Champagne

I'm such a pretty boy
I'm such a pretty boy
I'm such a pretty boy
I'm such a pretty boy

Heaven knows the lengths I go to please them every day
They dont even notice when I'm down

Such a pretty boy
Such a pretty boy
Such a pretty boy
Such a pretty boy

Hotels were closed
And the airport was clean
I was stranded alone
In my southwest dream

Hotels were closed
And the airport was clean
I was stranded alone
In my southwest dream
(Josh Rouse - Flight Attendant)

Invisible Blues

È questo il blues delle cose che non si vedono
del tarlo nel legno, del topo in cantina
del pesce solitario dentro l’acqua torbida
dell’assassino nascosto in un uomo perbene.

È questo il blues delle cose che non si vedono
della mia fatica nel tuo vestito di cotone
del ragno nei tuoi bei capelli biondi
della pallottola che vola verso il cuore.

È questo il blues delle cose che non si vedono
dell’uccello che canta nella chioma dell’albero
delle parole con cui ti sto pensando
del dolore di questa follia in strada.

È questo il blues delle cose che non si vedono
del verme nel ceppo, della bacca nel gin
dei martelletti dentro al pianoforte
dei morti che ridono in fondo al cimitero.

È questo il blues delle cose che non si vedono
del teschio bianco sotto la pelle nera
del teschio bianco sotto la pelle bianca
delle parole che ti dissi, mentre si faceva buio.
Stefano Benni, da Elianto, (SNAILHAND SLIM - Invisible Blues).

giovedì 23 settembre 2010

Sweet Autumn






















Autunno. L'ultimo più bel sorriso dell'anno.

mercoledì 22 settembre 2010

Meravigliosamente.. diverso

Ne passeranno altre di estati. E passeranno anche tramonti infuocati e albe tiepide.
Non mancheranno le solite strade che scorreranno lisce sotto gli pneumatici.
Saranno sempre vividi i colori, gli odori e le immagini.
Salirò quegli stessi scalini milioni di volte mentre le solite dolci note scandiranno le giornate.
E proprio nello spiegarsi sotto ai miei piedi di questa routine quasi nauseante, arriverà quel momento in cui ogni cosa, pur nella sua identicità, all'improvviso si farà.. meravigliosamente diversa.

martedì 21 settembre 2010

Diritto

Dormivi. Ti sveglio.
Il gran mattino reca l’illusione di un inizio.
Avevi dimenticato Virgilio. Sono qui gli esametri.
Ti porto molte cose.
I quattro elementi dei greci: la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria.
Un solo nome di donna.
L’amicizia della luna.
I chiari colori dell’atlante.
L’oblio, che purifica.
La memoria che sceglie e che riscrive.
L’abitudine che ci aiuta a sentirci immortali.
Il quadrante e le lancette che dividono l’inafferrabile tempo.
La fragranza del sandalo.
I dubbi che chiamiamo, non senza vanità, metafisica.
Il manico del bastone che la tua mano attende.
Il sapore dell’uva e del miele.
(Jorge Luis Borges - Diritto)

mercoledì 15 settembre 2010

venerdì 10 settembre 2010

Buongiorno, luna

In questa notte ormai inoltrata e tra queste pareti bianche rese a tratti celesti dai riflessi di luce che filtrano attraverso le persiane chiuse.. "Arcade Fire" in sottofondo. E, un buongiorno alla luna.



Businessmen drink my blood
Like the kids in art school said they would
And I guess I'll just begin again
You say can we still be friends

If I was scared, I would
And if I was bored, you know I would
And if I was yours, but I'm not

All the kids have always known
That the emperor wears new clothes
But to bow to down to them anyway
Is better than to be alone

If I was scared, I would
And if I was bored, you know I would
And if I was yours, but I'm not

Now you're knocking at my door
Saying please come out against the night
But I would rather be alone
Than pretend I feel alright

If the businessmen drink my blood
Like the kids in art school said they would
Then I guess I'll just begin again
You say can we still be friends

If I was scared, I would
And if I was pure, you know I would
And if I was yours, but I'm not

Now I'm Ready to Start

If I was scared, I would
And if I was pure, you know I would
And if I was yours, but I'm not

Now I'm Ready to Start

Now I'm Ready to Start
I would rather be wrong
Than live in the shadows of your song
My mind is open wide
And now I'm ready to start

Now I'm Ready to Start
My mind is open wide
Now I'm Ready to Start
Not sure you'll open the door
To step out into the dark
Now I'm ready!
(Ready to start - Arcade Fire)

martedì 7 settembre 2010

In linea da quel luogo che non era da nessuna parte

Sarò fatta strana, ma a mio parere uno degli elementi determinanti per il giudizio riguardo un libro, un racconto, una poesia.. è senza dubbio il finale. Più volte mi è capitato di leggere testi che non mi coinvolgevano, ma di essere rimasta affascinata proprio dall'ultima pagina. Come "Marina" di Zafòn; un'opera per i miei gusti troppo surrealistica, ma quando alla fine mi sono ritrovata tra le mani quelle pagine bianche, che in realtà erano quelle che il protagonista lasciava alla sua innamorata.. beh, lì non ho potuto far altro che sorridere e quasi ricredermi, nonostante tutto il precedente non mi avesse molto convinto.
E poi ci sono quei libri, come quello che ho appena terminato di leggere e di cui ho avuto già occasione di postare qualcosa, che hanno la straordinaria capacità di rapirti dall'inizio alla fine, di condurti proprio in quei luoghi, tra i protagonisti, di farti sentire perfino gli accordi stridenti della chitarra suonata tra quelle righe. E in questo caso, la parte finale, non poteva essere altro che un'ulteriore conferma della delicatezza e raffinatezza dell'intero romanzo.




"Midori rimase a lungo in silenzio dall'altro capo della linea. Quel silenzio mi sembrò durare all'infinito, come una pioggia sottile e interminabile che inonda allo stesso tempo tutti i prati della terra. Io rimasi con gli occhi chiusi e la fronte schiacciata contro il vetro, in attesa. Poi finalmente Midori ruppe quel silenzio.
- Dove sei adesso? - chiese con voce calma.
Già, dove ero adesso?
Con il ricevitore in mano alzai lo sguardo e mi guardai intorno dietro i vetri della cabina. Dove ero adesso? Non sapevo dove fosse quel posto. Non ne avevo la più pallida idea. Dove diavolo mi trovavo? Quello che vedevo attorno a me era solo una folla di gente che mi passava accanto diretta chissà dove.
Da quel luogo che non era da nessuna parte rimasi in linea con Midori."
(Norwegian Wood - Murakami Haruki)




















Credo che prima o poi lo rileggerò.

domenica 5 settembre 2010

All flowers in time bend towards the sun




"I know you say that there's no-one for you,
But here is one"
(All flowers in time bend towards the sun - Elizabeth Fraser & Jeff Buckley)

venerdì 3 settembre 2010

High & Dry

Emozioni. Emozioni dentro un ricordo, una canzone o una pellicola. Nello sfiorare una mano, in una lettera inattesa, nella reciprocità di uno sguardo. Nello scivolare sopra la proprio auto per strade alberate e deserte, nel momento di un decollo o di un atterraggio a seconda da cosa si fugga o a cosa si vada incontro. Emozioni per un sorriso altrui o per un grazie spassionato. Nello spingere un pò più il piede sul pedale, nell'abbracciare una chitarra, nel vento che avvolge o fa tremare. Emozioni nel guardare mio nonno e nel chiedergli di più, per paura di non saperne mai abbastanza. Nel ballare fianco a fianco a mia mamma per il giorno del suo compleanno. Nell'esasperante corsa incontro a quel treno, sapendo che non ne seguirà un altro. E ancora, nel sapere rinnovato un contratto. Nel momento in cui il professore di turno fa il tuo nome e ti avvii verso la cattedra per sostenere l'ennesimo esame, scongiurando di farcela. Nel visitare nuove terre e nello scoprire punti di vista e modi di vita sempre diversi e, per certi versi, anche stravaganti. Nel fumarsi una sigaretta dentro un bar della metropolitana di Berlino quando quà vigeva già il divieto, nel sorseggiare una Guinness al bancone di un tipico locale irlandese e nell'attraversare il deserto del Nevada e nel nulla vedere apparire evanescenti palazzi che piano piano si facevano sempre più vicini e concreti. Nel parlare con quella ragazza di Vienna sull'autobus senza accorgersi che il tempo vola e non risparmia niente. Emozioni, come ritrovarsi di fronte ad un dipinto di Rothko ed avere la possibilità di volare oltre quei colori. E come stanotte che, con il mio cane che sonnecchia di fianco a me, faccio scivolare le dita su questa tastiera e do il via a pensieri sconnessi.
"High & Dry" dei Radiohead e rifletto su come a volte basti terribilmente poco per sentirsi terribilmente bene.




Two jumps* in a week, I bet you think that's pretty clever don't you boy.
Flying on your motorcycle, watching all the ground beneath you drop.
You'd kill yourself for recognition; kill yourself to never ever stop.
You broke another mirror; you're turning into something you are not.

Don't leave me high, don't leave me dry
Don't leave me high, don't leave me dry

Drying up in conversation, you will be the one who cannot talk.
All your insides fall to pieces, you just sit there wishing you could still make love
They're the ones who'll hate you when you think you've got the world all sussed out
They're the ones who'll spit at you. You will be the one screaming out.

Don't leave me high, don't leave me dry
Don't leave me high, don't leave me dry

It's the best thing that you've ever had, the best thing that you've ever, ever
had.
It's the best thing that you've ever had; the best thing you've had has gone away.

Don't leave me high, don't leave me dry
Don't leave me high, don't leave me dry
(High & Dry - Radiohead)

mercoledì 1 settembre 2010

Cin cin

Oggi pomeriggio, la notizia.
Contratto a tempo indeterminato.
Non è il lavoro della mia vita.
Ma pur sempre una gran bella soddisfazione.

Sono rientrata da non molto.
Gli Smiths, e un doppio brindisi a me stessa!




Good times for a change
See, the luck I've had
Can make a good man
Turn bad

So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time

Haven't had a dream in a long time
See, the life I've had
Can make a good man bad

So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time
(Please, please, please, let me get what I want - The Smiths)