lunedì 10 febbraio 2014

Soundtrack


E' ancora presto, e fuori piove.
Piove senza sosta da ieri sera.
L'inferriata è chiusa, la luce soffusa e la seconda tazzina di caffè della mattinata primeggia sul tavolo.
Do uno sguardo veloce al di la della porta in vetro, osservo tutto quello che mi ha tenuto compagnia in questi ultimi mesi.
I ricordi sono tanti, passano davanti agli occhi a rallentatore, si distribuiscono da soli in ordine causale, dando vita ad un film.
Un film a volte in bianco e nero, altre volte a colori, a volte nostalgico, sensuale, intrigante, altre volte talmente accattivante da volermi far tornare indietro per rivivere quegli istanti ancora una volta.
Come uno dei primi giorni che mi ritrovai qui in cui, dopo aver dormito solo due ore, e totalmente scombussolata da un vortice di emozioni inattese, tutto si risolse con un "viaggio" in motorino ed una canon stretta intorno al collo, ignara che quello sarebbe stato solo l'inizio.
Oggi, invece, descrivo la fine di questa sequenza.
Tra poco partirò per una nuova città.
Mi fermerò qualche giorno, poi chissà...
Si aprirà una nuova fase, si cambierà CD e il soundtrack, magari, sarà ancora più avvolgente.
Inserirò un gettone e, forse, si diffonderà nell'aria una canzone dei National, e tutto avrà senso.
Ancora una volta.




giovedì 16 gennaio 2014

Gente che esiste



All'angolo di quel piccolo quartiere di Dublino così ricco di varietà, di facce che puoi trovare solo lì, di stravaganti artisti di strada e di musicisti che amano ciò che fanno, e amano farlo, soprattutto, per le poche persone che sanno apprezzare: per chi decide di fermarsi appositamente per poterli ascoltare, per chi piuttosto apre un ombrello e se ne resta qualche minuto in più al freddo ma cavolo, quella voce.. quella voce, ne vale sicuramente la pena.
Insomma proprio lì, in quel sottobosco bizzarro di vite alternative, mi sono sentita a casa mia.

Ed entrando in un piccolo localino per bere una birra, tra decine e decine di persone che affollavano il pub, lentamente si faceva spazio un'emozionante "Wish you were here" dei Pink Floyd.
Canzone che, inevitabilmente, mi ricondurrà sempre ad una stupefacente Dublino: a tratti piovosa, inattesa, malinconica quasi, ma di sicuro ricca di gente che ESISTE.

OH, SE ESISTE!

mercoledì 11 dicembre 2013

Bird girls can fly


I am a bird girl now
I've got my heart
Here in my hands now
I've been searching
For my wings some time
I'm gonna be born
Into soon the sky
'Cause I'm a bird girl
And the bird girls go to heaven
I'm a bird girl
And the bird girls can fly
Bird girls can fly


martedì 3 dicembre 2013

Destini


At the Airport by Hernán Piñera

domenica 29 settembre 2013

Che c'è di più fondamentale?

Quattro miliardi di uomini su questa terra,
ma la mia immaginazione è uguale a prima.
Se la cava male con i grandi numeri.
Continua a commuoverla la singolarità.

Wislawa Szymborska

martedì 3 settembre 2013

Record shop in London




(Interior of a record shop on Charing Cross Road, London, 1964)

giovedì 29 agosto 2013

So let's ride and ride and ride and ride



Gambe poco abbronzate distese sul cruscotto.

Scarpe da ginnastica.
Un paio di converse, allacciate alla mia maniera, consumate e un po' sbiadite. Decisamente poco eleganti ma tremendamente adatte.

Un soffice vento di metà settembre, fresco e speranzoso, penetra all'interno dell'abitacolo e suscita sensazioni assopite da questo caldo soffocante.

Un ciuffo di capelli schiariti dal sole sventola ripetutamente sopra il grande occhiale anni Sessanta, ma decido di lasciarlo fare, quasi mi rilassa.

Di fronte a me solo un'autostrada mattutina umida e deserta.
Tratti di strada che si schiudono sotto gli pneumatici di questa macchina decisa.
Corsie lunghe, scorrevoli, lineari che accompagnano i miei pensieri verso una destinazione sconosciuta.

Una sbirciata al di là del finestrino aperto a metà.
Una serie di orizzonti a portata di mano.

Accendo la mia consueta Marlboro light.
Aspiro fumo e aria. Insieme, ma con distinzione.
Giro la manovella del volume. Alzo leggermente.
Ho bisogno di un solo fedele compagno durante questo viaggio: un po' di buona musica che riassuma al meglio tutto quanto.

Non mi interessa molto di chi ci sia seduto al volante.
Ciò che conta è solo questo viaggio attraverso i bassifondi di un'anima senza sosta.

E poi, magari, un altro, un altro e un altro ancora...




"Io sono il viaggiatore e viaggio e viaggio,
viaggio attraverso i bassifondi delle città,
vedo le stelle venir fuori dal cielo,
yeah il cielo splendente e vuoto,
sai, sembra così bello stanotte,

io sono il viaggiatore,
io stò sotto il vetro,
guardo attraverso la mia finestra così lucente,
vedo le stelle venir fuori stanotte
vedo il cielo splendente e vuoto
sui bassifondi squarciati della città,
e tutto è così bello stanotte
cantando la la la...

entra nell'auto,
noi saremo il viaggiatore,
viaggeremo attraverso la città stanotte,
vedremo i bassifondi squarciati della città,
vedremo il cielo splendente e vuoto,
vedremo le stelle che brillano così splendenti,
stelle fatte per noi stanotte.

oh il viaggiatore,
come viaggia?
oh il viaggiatore
e lui viaggia e viaggia.
guarda attraverso le sue finestre,
che cosa vede?
vede il cielo segnato e vuoto,
vede le stelle venir fuori dal cielo,
vede l'oceano un viaggio sinuoso,
e tutto è stato fatto per te e me stanotte,
tutto questo è stato fatto per te e me,
perchè questo appartiene solo a te e me
allora facciamo un viaggio e vediamo cosa è mio,
cantando la la la...

oh il viaggiatore,
viaggia e viaggia,
vede cose da sotto il vetro,
vede cose dlla sua parte di finestra,
vede le cose che sa che sono sue,
vede il cielo splendente e vuoto,
vede la città dormire di notte,
vede le stelle che sono fuori stanotte
e tutto questo è tuo e mio
e tutto questo è tuo e mio
allora facciamo un viaggio e un altro e un altro
cantando la la la..."

(Iggy Pop - The Passenger)







martedì 2 luglio 2013

Ci sentiamo. ci vediamo. ci troviamo. una sera. o quella dopo. o.



"Ci son le persone che diventano un ricordo e ci son le persone che diventano un filtro. E le persone che diventano un filtro le avverti sottopelle quando senti parlare di cose che ti han svelato loro, quando muovi il braccio in un certo modo, quando odi qualcosa per le loro ragioni. Quando ami qualcosa per le loro ragioni. Quando la realtà passa attraverso i tuoi occhi in un modo che hai preso in prestito da loro, per non ridarglielo mai più."

lunedì 24 giugno 2013

Cocktail a mezzogiorno



E poi c'è chi non sa gustarsi neanche mezz'ora seduto al tavolino.

Vedi queste madri ansiose, smaniose, quasi frenetiche, che ti guardano male ogni volta che passi vicino al loro tavolo, che si alzano e pretendono chissà cosa per il loro pargoletto, non notando che prima di loro si sono sedute altre venti persone e, probabilmente, c'è un turno da rispettare.

E poi ci sono loro.
Una categoria a parte.
Completamente nel suo mondo.
Più rilassata e distesa.
I mariti.
Loro, che tra un piantino e l'altro del figlio (e della moglie), mentre si abbandonano a consensi forzati ad ogni futile osservazione della compagna, riescono a trovare anche il tempo di distribuire sguardi ammiccanti qua e là.

E io, mentre preparo l'ennesimo cocktail per chi forse vuole dimenticare, pigio play al mio CD preferito, me la rido e penso a quanto sono felice di esserne fuori.

lunedì 10 giugno 2013

Votarsi all'inquietudine


Poiché non scorgevo in tutta la terra alcun posto che mi convenisse, decisi allegramente che non mi sarei fermata in nessun posto.
Mi votai all’Inquietudine.

(Simone de Beauvoir - Memorie di una ragazza perbene)

La luna c'era


(..)

poi quando lei si girò nel sonno
mi abbracciava
e un po’ era sveglia
o forse solo sognava
e un po’ mi sorrideva

e la luna c’era
ma i grilli continuavano a cantare che non c’era
ma era lo stesso
per me era lo stesso
quei grilli ci sapevano fare

e c’era la luna
ed era notte
e meraviglia, ragazzi, meraviglia.
(Guido Catalano - La luna c'era)

Mentre dorme il pescecane


e adesso dovrò dirle che sono uno così, che mi piacciono tutte le donne e nessuna, che i viaggi sono la mia vita e non stare fermo in un posto, che sono uno fatto per vivere da solo.

Invece con te ero a mio agio, mi facevi compagnia. Sei dentro di me e posso portarti ovunque. Non ti ho mai parlato per convincerti di qualcosa e non lo voglio fare adesso. Ti parlavo per il piacere di parlarti e così ti ascoltavo. C’eravamo trovati. Credo sia questo l’amore e non dico a vanvera. Solo che non so cosa devo fare. Quello che ho studiato tutta la vita, le avventure, i rischi, le donne, non bastano a chiarirmi le idee: cioè se ti devo portare via o no.

(Mentre dorme il pescecane - Milena Agus)

martedì 28 maggio 2013

lunedì 6 maggio 2013

Romantic details

La stanza era minimale quasi spoglia. In un angolo un televisore acceso, un modello vecchio perfino gracchiante.
Di fronte alla cucina un divano in pelle verde scura. E un'enorme finestra. La mia parte preferita. Da lì entrava luce e vita, ma anche il riflesso della pioggia argentea nelle notti invernali più intense.
Sul tavolino in vetro una tazza di caffè amaro ancora fumante e qualcuno dei suoi vinili 33 giri preferiti dalle copertine consumate e un po' sbiadite.
La sua camicia bianca appoggiata sulla sedia, mentre la radio trasmetteva "Come rain or come shine" di Billie Holiday. E tra quelle note avvolgenti ed estranianti ricordo ancora la sua testa sulla mia pancia che seguiva il ritmo accelerato del mio respiro. Non mi muovevo, me ne restavo totalmente immobile per la paura di interrompere l'attimo. Quell'attimo che, inutile dirlo, spazzava via ogni dettaglio.



mercoledì 1 maggio 2013

Attimo privilegiato




Ugo Mulas. Signora Scull, New York 1964.

Mulas ha scritto: “ciò che veramente importa non è tanto l’attimo privilegiato, quanto individuare una propria realtà; dopo di che, tutti gli attimi si equivalgono”.

lunedì 29 aprile 2013

La ballata di Lucy Jordan


All’età di 37 anni
si rese conto che non sarebbe mai
passata per Parigi
in un’auto sportiva
col vento tiepido che le soffiava tra i capelli.

(Shel Silverstein)

martedì 19 marzo 2013

Meglio berci su

C'è un piccolo bar, un po' squallido ma dall'aria quasi metropolitana, all'angolo vicino al centro. Ci vado perchè non c'è quasi mai nessuno ed ha quel tipo di sgabelli come piace a me: in acciaio, alti, posti lungo una sorta di piano, in legno scuro, che percorre l'intera vetrata e che si affaccia sulla via di fronte. Mi siedo sempre lì: adoro guardare fuori, vedere chi se ne va a lavoro, chi torna a casa con qualche busta della spesa, chi corre a pagare il biglietto per un parcheggio magari di solo qualche minuto.
Non ci sono occhi indiscreti in quel piccolo bar. Del resto in una cittadina, dove tutti ci conosciamo, devi rifugiarti nei posti meno frequentati per poter fare quello che vuoi senza essere più di tanto osservato o "disturbato".
Il proprietario è il classico pasticcere dall'aria simpatica e amichevole, con qualche chilo di troppo e un accento vagamente romano. Mi piace perchè sorride. Sorride sempre. A chiunque, senza distinzione.

E' una mattina come tante, piovosa e umida anzi umidissima, sorseggio il mio solito caffè bollente che oramai mi viene preparato senza bisogno che chieda niente. Basta un mezzo sorriso appena entro.
Sfilo dalla borsa il quaderno in cui, ogni tanto, mi diverto ad appuntare cose di ogni genere, e decido di approfittare di quell'ora libera per cercare nel volto o anche nella camminata di qualche passante la fonte di ispirazione per buttare giù qualche riga.
Quando, all'improvviso, la voce soave di Ella Fitzgerald che, fino a quel momento aveva cullato i miei pensieri e accompagnato la mia penna, viene bruscamente sostituita da un acuto di Tiziano Ferro in "Rosso Relativo", canzone che fin dagli esordi non sono proprio mai riuscita a mandar giù.
Mi giro di scatto per capire cosa sia successo, e solo a quel punto mi accorgo dell'arrivo del nipote del proprietario: un ragazzotto sui sedici anni piuttosto in carne, con qualche brufolo qua e là, un taglio di capelli decisamente o meglio tremendamente all'ultima moda, e con più colori indosso lui di tutti i carri di prima e di seconda categoria che hanno preso parte alla sfilata di Carnevale. Ma il momento più bello è quando, non ancora soddisfatto della coraggiosa scelta musicale, inizia ad improvvisare con fare del tutto disinvolto e convinto una sorta di break dance delle braccia.
Rotto ormai l'incantesimo, sorridendo con lo zio di quel soggetto così bizzarro, opto per riporre il quaderno dentro la borsa e per dirigermi verso il bancone dove, completamente assorbita da tanta vitalità, decido di ordinare un bel negroni.
Meglio berci su, mi dico.