Amo i lunedì, il freddo piuttosto che il caldo, e la notte. Soprattutto, la notte. Quando rientri in casa dopo una serata come tante con amici, e sai che tra poco ti ritroverai tra quelle pareti che raccontano di te, tra quelle lenzuola che hai condiviso con qualcuno che adesso non c'è più. E ti viene da sorridere. Quando avvicinandoti al portone, senti da lontano i passi di qualcuno che torna. E, ti domandi di quale umore sarà, chissà se più sereno di te oppure no. La notte che racconta ancora di più la solitudine, la disperazione di chi si ritrova solo e si accompagna a qualche bicchiere di troppo nel bar di un paesino sconosciuto così come di una grande metropoli. Di chi si prende un pò di tempo per sè lungo una via deserta e si siede a fumarsi l'ultima sigaretta. E di chi è insonne, e trova l'ispirazione. La notte che si scioglie in un abbraccio, in un bacio o nelle note di una canzone lungo l'autostrada del ritorno. La parte terminante e più malinconica, che conduce con sè i personaggi più stravaganti. Come mi disse qualcuno un giorno: "le persone più interessanti si incontrano quasi sempre dopo le due di notte". E così, voglio brindare. Voglio brindare alle mille sfaccettature della luna, alle luci sfocate dei lampioni e agli infiniti dirigibili di questi umori notturni.
When the night comes
And you lay your weary head to rest
No more trials, no more tests
When the night comes
When the night comes
You don't have to be afraid
Of any choice you made
When the night comes
Don't be afraid
You're only dreaming... (repeat)
When the night comes
The headlines read
Whatever's in your dreams
When the night comes
When the night comes
And you lay by the one you love
The one who knows you and the things you do
When the night comes
Don't be afraid
You're only dreaming... (repeat)
When the night comes... (repeat)
(When the night comes - Dan Auerbach)
martedì 24 maggio 2011
lunedì 9 maggio 2011
Pearl jam e ancora un'altra birra grazie
Sono le 19, il sole tramonta, il vento si alza ed io mi trovo lungo il marciapiede di una strada qualunque nel pieno centro della metropoli. Mi sistemo il ciuffo leggermente storto, stringo un po' piu' la sciarpa intorno al collo e mi guardo intorno. Sulla sinistra, un pub in legno, in classico stile irlandese, musica leggera e qualche schiamazzo. Entro ed osservo. Sulla destra una coppia, in classico "punto d'arrivo", penso. Lui, che si guarda intorno. Incrocia anche il mio sguardo. Lei, seria, totalmente assente, braccia conserte mentre con la bocca gioca con la cannuccia del suo cocktail. Silenzio, neanche una parola. Neanche uno strascico di complicità. Poco più avanti, intanto, un gruppo di uomini attempati stà discutendo di calcio con qualche breve parentesi al femminile. Tette e culi alternati al calcio di rigore di non capisco bene chi. Vado avanti, e decido di sedermi sull'ultimo sgabello lungo il bancone, quello più in disparte. Oggi niente discorsi. Non è stata una delle giornate migliori ed ho voglia di gustarmi il contorno, senza troppe spiegazioni. Ordino una birra, facendomi consigliare direttamente dal barista. Una cosa che mi è sempre piaciuta è sperimentare in base alle tradizioni dei luoghi in cui mi trovo. Intanto, a scaglioni, inizia ad entrare un gruppo di uomini di varia età, con giacca ed immancabile valigetta. Uno di loro, il più giovane, si avvicina e mi saluta. Lo guardo, giu' il primo sorso e sfoggio il sorriso più forzato. "Come va'?". Il sorriso sparisce e lascia spazio alla risposta più concisa. Evidentemente senza risultato. Il tipo tira indietro lo sgabello e si siede di fianco a me. Prosegue con qualche domanda. Terzo, quarto e quinto sorso vengono da sè. Poi si allenta il colletto della camicia, si sfila la giacca e, lentamente, estrae dalla 24 ore il suo ipod. Mi chiede se mi piacciono i Pearl-jam, spiegandomi che, a suo parere, sono la terapia ideale per giornate "no" come quella. Alzo, così, lo sguardo dal mio bicchiere e lo guardo in faccia forse per la prima volta da quando si è seduto. Ci sorridiamo, infilo una cuffia, lui quell'altra, "Yellow Ledbetter" e un'altra birra. Si, sempre la solita. Grazie.
giovedì 14 aprile 2011
Let us be in love tonight
"Let us be in love
(let us be in love)
Let’s do old and grey
(let’s do old and grey)
I won’t make you cry
(I won’t make you cry)
I will never stray
(I will never stray)
I will do my part
(I will do my part)
Let us be in love tonight"
(The Killers - White demon love song)
martedì 12 aprile 2011
La vita in un incontro
Camminavo in un prato, c'erano fiori ovunque, la punta delle dita scorreva piano su alcuni di essi. Il sole, intanto, scendeva caldo, pieno, incandescente, disperdendosi in striature arancio lunghe tutto il cielo. Così, mi sono sdraiata. L'erba mi ricopriva. Mi sono accesa una sigaretta, e ho iniziato ad osservare il fumo che usciva lento, e si disperdeva dalla mia bocca. Due farfalle, quasi eteree, si rincorrevano e si allontanavano per poi ritrovarsi lì, di fianco a me, all'interno di quel vapore denso. Ed è in quel momento che ho pensato a quanto sia bello l'andare di pari passo con qualcuno e di quanto basti terribilmente poco per voltarsi e ritrovarsi all'improvviso da capo. Precarietà. Ogni cosa è precaria, del resto. Specie ai giorni nostri. Altre volte puo' trattarsi di mancanza di tempismo, di una discordanza di coincidenze, chissà. Resta il fatto che non ho potuto non ripensare ad una frase di uno dei più bei film degli ultimi tempi, "2046":
"Nella vita il vero amore si può mancare, se lo si incontra troppo presto o troppo tardi. Ho amato una donna ma lei mi ha lasciato, sono andato a cercarla lì, nel 2046.. ma non l'ho trovata."
La vita è un incontro. Di idee, di mani, di battiti. Ci si può perdere, a volte ritrovare, altre volte no.. ma è da questo bizzarro incrocio che inizia la magia. Una magia che, se si è fortunati, puo' ricoprire anche una vita intera. Davvero fortunati.
(2046 - Wong Kar Wai)
"Nella vita il vero amore si può mancare, se lo si incontra troppo presto o troppo tardi. Ho amato una donna ma lei mi ha lasciato, sono andato a cercarla lì, nel 2046.. ma non l'ho trovata."
La vita è un incontro. Di idee, di mani, di battiti. Ci si può perdere, a volte ritrovare, altre volte no.. ma è da questo bizzarro incrocio che inizia la magia. Una magia che, se si è fortunati, puo' ricoprire anche una vita intera. Davvero fortunati.
(2046 - Wong Kar Wai)
domenica 13 marzo 2011
In my darkest night I will be on my own
Certe canzoni, certi testi, li ascolteresti continuamente. Ti entrano dentro e, non c'è niente da fare, iniziano a rappresentare momenti della tua vita. Li ascolteresti in macchina, in metropolitana, nell'mp3 mentre sei in coda ad un semaforo, sul treno con la testa appoggiata al finestrino e lo sguardo lontano. Li ascolteresti prima di dormire, anzi quasi quasi lasceresti inserito il repeat per addormentarti con quel sottofondo e poterti, così, svegliare la mattina cullato da quella stessa melodia. Ci sono testi che è come se ti capissero, come se in un certo senso ti strappassero le parole di bocca, parole che vorresti gridare ad un lui, ad una lei, ad una giornata storta, ad emozioni soffocate, alla pioggia che cade e ad un vento che sbatte un pò troppo forte contro le persiane della finestra. Così in questa domenica uggiosa, Big Chair e buone emozioni a tutti: da ricordare, da rimpiangere, da vivere. Ma pur sempre emozioni.
Now you know that I heart everything about you
And that's why it's quite hard to get through this alone
You're the only one I can talk to about it
In my darkest night I will be on my own
These walls that we climb are hard to recognize
They fall when I say your name
Here we go
Fast and slow
On the big chair
But we don't know
Where we're going
On the big chair
Don't you know it's hard, quite, in the time of confusion
To tell you that I love you
You see it could have been me instead of you
It could have been me if I wanted to
But it wasn't
So we'll have to face the truth
These walls that we climb are hard to recognize
They fall when I say your name
Here we go
Fast and slow
On the big chair
But we don't know
Where we're going
On the big chair
Time to pull the shutters down
Breakin' clouds don't make a sound?
Here we go
Fast and slow
On the big chair
But we don't know
Where we're going
On the big chair
(Big Chair - Travis)
Now you know that I heart everything about you
And that's why it's quite hard to get through this alone
You're the only one I can talk to about it
In my darkest night I will be on my own
These walls that we climb are hard to recognize
They fall when I say your name
Here we go
Fast and slow
On the big chair
But we don't know
Where we're going
On the big chair
Don't you know it's hard, quite, in the time of confusion
To tell you that I love you
You see it could have been me instead of you
It could have been me if I wanted to
But it wasn't
So we'll have to face the truth
These walls that we climb are hard to recognize
They fall when I say your name
Here we go
Fast and slow
On the big chair
But we don't know
Where we're going
On the big chair
Time to pull the shutters down
Breakin' clouds don't make a sound?
Here we go
Fast and slow
On the big chair
But we don't know
Where we're going
On the big chair
(Big Chair - Travis)
venerdì 11 marzo 2011
Tra numeri, battiti, e aereoporti
Se mi stacco da te, mi strappo tutto: ma il mio meglio(o il mio peggio) ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso:
ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):
tra poco atterro a Madrid: (in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali,
gente d’affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati,
agitatamente ridendo): vivo ancora per te, se vivo ancora:
(Edoardo Sanguineti)
ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):
tra poco atterro a Madrid: (in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali,
gente d’affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati,
agitatamente ridendo): vivo ancora per te, se vivo ancora:
(Edoardo Sanguineti)
domenica 27 febbraio 2011
Guarda cos'è il destino
martedì 22 febbraio 2011
.. che se la ride di tutto quanto
Non finirà mai, non ci saranno
soccorsi nè pietà nè cose vive,
andrà tutto avanti, inutilmente, percorso
di menzogne e vecchie abitudini,
continuerò così, vita di un corpo
senza testa, rifacendo sempre lo stesso
cammino, ripetendo gli stessi trucchi,
sognando sogni già sognati,
come in una montagna deserta,
nonostante miliardi di esseri
non ci sarà un solo vero uomo,
soltanto eterni rifiuti, e saranno veri
soltanto gli animali, soli depositari
di grazie e puro spirito, saranno loro gli ultimi, gli autentici,
gli onesti, brace e significato
profondo, il lupo avrà cuore
e la pantera polmoni
e l’aquila occhi, e l’ultima
guerra sarà un uomo seduto su una
sedia, che se la ride di
tutto quanto.
(Ah- Charles Bukowski)

(Ren Hui Yoong)
soccorsi nè pietà nè cose vive,
andrà tutto avanti, inutilmente, percorso
di menzogne e vecchie abitudini,
continuerò così, vita di un corpo
senza testa, rifacendo sempre lo stesso
cammino, ripetendo gli stessi trucchi,
sognando sogni già sognati,
come in una montagna deserta,
nonostante miliardi di esseri
non ci sarà un solo vero uomo,
soltanto eterni rifiuti, e saranno veri
soltanto gli animali, soli depositari
di grazie e puro spirito, saranno loro gli ultimi, gli autentici,
gli onesti, brace e significato
profondo, il lupo avrà cuore
e la pantera polmoni
e l’aquila occhi, e l’ultima
guerra sarà un uomo seduto su una
sedia, che se la ride di
tutto quanto.
(Ah- Charles Bukowski)

(Ren Hui Yoong)
domenica 20 febbraio 2011
Noi, lì
mercoledì 9 febbraio 2011
Luoghi non luoghi
Amo le metropolitane così come le stazioni e gli aereoporti. Le persone più taglienti si incontrano proprio in questi posti fugaci. C'era un giovane ragazzo, solo con il suo cane, la notte del 31 Dicembre a Kings Cross. Suonava "Stand by me", tutta a modo suo. Ero sulle scale mobili e più salivo, più lo osservavo allontanarsi e più pensavo che lì, in quella stazione, non c'era persona più libera di lui. Libera da ogni conformismo, da ogni regola, da ogni aspettativa di una serata qualunque.
Mi sono sempre piaciuti questi luoghi non luoghi. Del resto non mi è mai capitato di salire su una metro e di non perdermi in qualcuno. Come quella ragazza indonesiana che si è seduta davanti a me la mattina del 1 Gennaio. Erano le 11 circa ed ero diretta a Portobello, mentre lei rientrava da chissà quale serata. Indossava un paio di sandali alti, un lungo vestito turchese, ed era di una bellezza travolgente in quel sorriso che la ricopriva. Accanto a lei, invece, un ragazzo ancora in abito da lavoro avvolto nel suo sonno. Oppure, ricordo con piacere quel violinista Ungherese vestito da cow-boy, che ogni giorno incrociavo alla solita fermata, e che regalava un inchino ad ogni signora.
Amo questi posti perchè c'è sempre un'occasione in cui rispecchiarsi. C'è chi sorride, chi è indifferente, chi ha perso ogni speranza, chi è di fretta e chi indossa le cuffie e si estranea per un momento. Chi legge, chi ha con sé la sua chitarra e chi, come te, incrocia il tuo sguardo con la stessa curiosità che ti accompagna. E, allora sorridi, ti rilassi, e pensi che in fondo la vita è bella proprio per queste piccolezze.
Mi sono sempre piaciuti questi luoghi non luoghi. Del resto non mi è mai capitato di salire su una metro e di non perdermi in qualcuno. Come quella ragazza indonesiana che si è seduta davanti a me la mattina del 1 Gennaio. Erano le 11 circa ed ero diretta a Portobello, mentre lei rientrava da chissà quale serata. Indossava un paio di sandali alti, un lungo vestito turchese, ed era di una bellezza travolgente in quel sorriso che la ricopriva. Accanto a lei, invece, un ragazzo ancora in abito da lavoro avvolto nel suo sonno. Oppure, ricordo con piacere quel violinista Ungherese vestito da cow-boy, che ogni giorno incrociavo alla solita fermata, e che regalava un inchino ad ogni signora.
Amo questi posti perchè c'è sempre un'occasione in cui rispecchiarsi. C'è chi sorride, chi è indifferente, chi ha perso ogni speranza, chi è di fretta e chi indossa le cuffie e si estranea per un momento. Chi legge, chi ha con sé la sua chitarra e chi, come te, incrocia il tuo sguardo con la stessa curiosità che ti accompagna. E, allora sorridi, ti rilassi, e pensi che in fondo la vita è bella proprio per queste piccolezze.
domenica 6 febbraio 2011
Come raggi di sole dalla finestra di una galera
Mi sono persa, tra vie che non conosco e a cui mi hai condotto tu per mano; ho lasciato che le emozioni mi piombassero addosso e, questa volta, me le sono vissute fino in fondo, perchè la vita è una sola e persone come te è difficile lasciarle andare come incontrarle.
Non è facile addomesticarci e lo sappiamo bene; del resto siamo fatti della solita fottuta pasta e per questo ci porteremo dentro, per questo continuerò a viaggiare e ogni posto mi ricorderà di noi, e non potrò fare a meno di pensare che se tu fossi lì, insieme a me, ti emozioneresti esattamente delle stesse cose, noteresti le stesse pieghe invisibili di una realtà che invece passa inosservata al più della gente.
Tu non lo sai, ma porto ancora con me i brividi di quella notte, me li sono cuciti addosso come un abito, li sento pesanti dietro il collo, li sento scendere fino alla pancia, mi tengono al riparo ma so anche che non si ripeteranno. E' una guerra continua questo volersi vivere e il sapere di non poterlo fare. E' una guerra in cui mi sento schierata già dalla parte del perdente. E' una guerra senza nè tregua, nè vittoria, che mi sommerge di fronte a questo cielo terso, su questo treno che giunge a te per l'ennesima volta, non sapendo mai se sarà anche l'ultima.
Con te mi sono sentita sole, isola deserta, tempesta, vento avvolgente, adrenalina, raggi di sole dalla finestra di una galera. E, adesso, posso sentire questi brividi quasi evaporare, salire in alto per poi trasformarsi in pioggia metallica che tornerà a scivolare di fianco a me, lungo le crepe di questo finestrino.
Non è facile addomesticarci e lo sappiamo bene; del resto siamo fatti della solita fottuta pasta e per questo ci porteremo dentro, per questo continuerò a viaggiare e ogni posto mi ricorderà di noi, e non potrò fare a meno di pensare che se tu fossi lì, insieme a me, ti emozioneresti esattamente delle stesse cose, noteresti le stesse pieghe invisibili di una realtà che invece passa inosservata al più della gente.
Tu non lo sai, ma porto ancora con me i brividi di quella notte, me li sono cuciti addosso come un abito, li sento pesanti dietro il collo, li sento scendere fino alla pancia, mi tengono al riparo ma so anche che non si ripeteranno. E' una guerra continua questo volersi vivere e il sapere di non poterlo fare. E' una guerra in cui mi sento schierata già dalla parte del perdente. E' una guerra senza nè tregua, nè vittoria, che mi sommerge di fronte a questo cielo terso, su questo treno che giunge a te per l'ennesima volta, non sapendo mai se sarà anche l'ultima.
Con te mi sono sentita sole, isola deserta, tempesta, vento avvolgente, adrenalina, raggi di sole dalla finestra di una galera. E, adesso, posso sentire questi brividi quasi evaporare, salire in alto per poi trasformarsi in pioggia metallica che tornerà a scivolare di fianco a me, lungo le crepe di questo finestrino.
martedì 1 febbraio 2011
venerdì 28 gennaio 2011
That drawing on your face
Era una mattina di fine giugno, se ricordo bene. Camminavamo per queste stesse strade vissute, l'uno di fianco all'altra, senza sfiorarci, solo parlando. Tu delle tue infinite preoccupazioni ed io, come al mio solito, che cercavo di alleviare i tuoi pensieri.
L'aria era afosa e la zona deserta, ma da qualche parte, in qualche via poco distante, si sentiva risuonare "Stay" di Jackson Browne.
Così all'improvviso, canticchiando, ti sei voltato e senza dire niente mi hai sorriso.
E la mia estate ha avuto inizio proprio da lì.
Da quel disegno perfetto sul tuo viso.
(Jackson Browne - Stay)
L'aria era afosa e la zona deserta, ma da qualche parte, in qualche via poco distante, si sentiva risuonare "Stay" di Jackson Browne.
Così all'improvviso, canticchiando, ti sei voltato e senza dire niente mi hai sorriso.
E la mia estate ha avuto inizio proprio da lì.
Da quel disegno perfetto sul tuo viso.
(Jackson Browne - Stay)
mercoledì 19 gennaio 2011
Am I underground or am I in between?
Lucy's underground
She's got a mouth to feed
Am I underground
Or am I in between
Lucy's underground
She's got a mouth to feed
Am I underground
Or am I in too deep
Show me love
Who's got your hand on the button of
Showin' love
You've got your hand on the button of
Lucy's underground
She's never coming back
Am I still alive
Or has the life gone bad
Take me underground
Take me all the way
And bring me to the fire
Throw me into the flames
So show me love
Who's got your hand on the button of
Showin' love
You've got your hand on the button of
I would rather die
I would rather die
Than to be with you
(Phantogram - When I'm small)
martedì 18 gennaio 2011
Si consuma piano l'ultima sigaretta
lunedì 17 gennaio 2011
Sei di sera, occhi lucenti appoggiati ad una sponda del Thames
E' la prima volta che vengo in una metropoli per conto mio. Sono eccitata. Mi sento come quando a quattordici anni, d'estate, prendevo il treno e andavo a Venezia da sola, per passare il pomeriggio in giro per calli e negozi, curiosa del movimento che sentivo intorno, diverso dalla quiete noiosa della mia città.
Ho vent'anni e non soffro ancora d'ansia. Anzi. Posso viaggiare fino a Napoli in autostop o dormire tutta la notte sul pavimento di un treno senza stancarmi e senza sentirmi mai fuori posto.
Sono a disagio solo con i conoscenti, mai con gli sconosciuti. Deve essere questa la gioventù.(..)
Dopo quattro giorni a Londra ho già trovato casa e lavoro, ora voglio usare il tempo che mi rimane prima di iniziare a lavorare per conoscere la città.
Comincio dai musei, così belli che mi fanno piangere. Una sera, all'uscita della Tate Gallery, scrivo una poesia intitolata: "Sei di sera, occhi lucenti appoggiati ad una sponda del Thames". La bellezza di Londra è struggente. Vago per le strade affamata di gallerie, teatri, negozi, bramosa di integrarmi il più in fretta possibile. Ecco cosa mi mancava a Verona, ecco come voglio vivere: senza nessuno che mi conosca e con tanti cinema tra cui scegliere, quartieri da scoprire, parchi, locali, persone di ogni parte del mondo da conoscere.
(Daria Bignardi - Un karma pesante)

(Londra 2010-2011)
Ho vent'anni e non soffro ancora d'ansia. Anzi. Posso viaggiare fino a Napoli in autostop o dormire tutta la notte sul pavimento di un treno senza stancarmi e senza sentirmi mai fuori posto.
Sono a disagio solo con i conoscenti, mai con gli sconosciuti. Deve essere questa la gioventù.(..)
Dopo quattro giorni a Londra ho già trovato casa e lavoro, ora voglio usare il tempo che mi rimane prima di iniziare a lavorare per conoscere la città.
Comincio dai musei, così belli che mi fanno piangere. Una sera, all'uscita della Tate Gallery, scrivo una poesia intitolata: "Sei di sera, occhi lucenti appoggiati ad una sponda del Thames". La bellezza di Londra è struggente. Vago per le strade affamata di gallerie, teatri, negozi, bramosa di integrarmi il più in fretta possibile. Ecco cosa mi mancava a Verona, ecco come voglio vivere: senza nessuno che mi conosca e con tanti cinema tra cui scegliere, quartieri da scoprire, parchi, locali, persone di ogni parte del mondo da conoscere.
(Daria Bignardi - Un karma pesante)
(Londra 2010-2011)
venerdì 7 gennaio 2011
Tre giorni come farfalle
Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena tre giorni d'estate, tre giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant'anni comuni non potrebbero mai contenere.
(John Keats)
(John Keats)
mercoledì 5 gennaio 2011
E tutto si veste di bianco. Anche i pensieri
Proseguo, tra bocche parlanti e occhi curiosi, per queste strade ricche di facce, di qualche albero ormai spoglio, di riflessi di un sole appena acceso e di piccoli oggetti in vendita. Cammino, assaporando la libertà e i fiocchi di neve che intanto scendono lenti ma costanti, vestendo di bianco ogni particolare. Vestendo di bianco le vie percorse dai miei pensieri che giungono fino a te, alle sere antiche e alla musica lontana.
lunedì 27 dicembre 2010
Capitano cose belle proprio quando non lo diresti mai
E, tra tante cose, ci sono poi quelle persone e quegli angoli di vita che ti porterai sempre dietro, e che non la finiranno mai di strapparti sorrisi.
Domenica, ore 21, destinazione Parma, e un treno quasi completamente vuoto. In quel vagone soltanto due ragazzi ed io, totalmente assorta in pensieri che si dissolvevano attraverso un panorama illuminato solo a metà. Poi così dal niente o meglio per una banale informazione sul tragitto, ho iniziato a parlare con uno di loro, ed ecco che il viaggio si è trasformato in un qualcosa di molto più piacevole e addirittura breve. Una volta scesi a destinazione, lui diretto poi verso Sud, io a qualche fermata da lì, abbiamo deciso di accompagnarci a vicenda a prendere qualcosa da mangiare e a comprare le sigarette. Così, come se ci conoscessimo da una vita. Senza secondi fini, senza troppe parole nè spiegazioni. Semplicemente perchè ci andava. Semplicemente, perchè in quello stesso momento, il caso aveva voluto che ci ritrovassimo soli, in quell'angolino di mondo. Poco dopo ci siamo avviati verso il mio binario. Il treno è arrivato puntuale e si è fermato qualche metro avanti a me. Ho preso così il mio borsone e ho iniziato a correre, ma prima non ho potuto fare a meno di voltarmi un'ultima volta verso quel veloce compagno di viaggio. Ci siamo sorrisi, salutati con un cenno della mano e prima che si allontanasse, gli ho gridato un grazie e dentro di me, un addio.
Questo, uno di quei momenti che mi accompagnerà ogni volta che con la mente tornerò a quella notte di un fine Dicembre qualunque. Del resto, capitano cose belle proprio quando non lo diresti mai.
Domenica, ore 21, destinazione Parma, e un treno quasi completamente vuoto. In quel vagone soltanto due ragazzi ed io, totalmente assorta in pensieri che si dissolvevano attraverso un panorama illuminato solo a metà. Poi così dal niente o meglio per una banale informazione sul tragitto, ho iniziato a parlare con uno di loro, ed ecco che il viaggio si è trasformato in un qualcosa di molto più piacevole e addirittura breve. Una volta scesi a destinazione, lui diretto poi verso Sud, io a qualche fermata da lì, abbiamo deciso di accompagnarci a vicenda a prendere qualcosa da mangiare e a comprare le sigarette. Così, come se ci conoscessimo da una vita. Senza secondi fini, senza troppe parole nè spiegazioni. Semplicemente perchè ci andava. Semplicemente, perchè in quello stesso momento, il caso aveva voluto che ci ritrovassimo soli, in quell'angolino di mondo. Poco dopo ci siamo avviati verso il mio binario. Il treno è arrivato puntuale e si è fermato qualche metro avanti a me. Ho preso così il mio borsone e ho iniziato a correre, ma prima non ho potuto fare a meno di voltarmi un'ultima volta verso quel veloce compagno di viaggio. Ci siamo sorrisi, salutati con un cenno della mano e prima che si allontanasse, gli ho gridato un grazie e dentro di me, un addio.
Questo, uno di quei momenti che mi accompagnerà ogni volta che con la mente tornerò a quella notte di un fine Dicembre qualunque. Del resto, capitano cose belle proprio quando non lo diresti mai.
domenica 26 dicembre 2010
Curiosi di professione
Oh, io sono un mezzo fallito. Il poco che so lo devo al mio professore, Albert Sorel.
“Cosa vuol diventare?”, mi domandò.
“Diplomatico.”
“Ha una grossa fortuna?” “No.”
“Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?” “No.”
“E allora rinunci alla diplomazia.”
“Ma allora cosa posso fare?”
“Il curioso.” “Non è un mestiere.”
“Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L’avvenire è dei curiosi di professione.”
(Jules e Jim - Francois Truffaut)
“Cosa vuol diventare?”, mi domandò.
“Diplomatico.”
“Ha una grossa fortuna?” “No.”
“Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?” “No.”
“E allora rinunci alla diplomazia.”
“Ma allora cosa posso fare?”
“Il curioso.” “Non è un mestiere.”
“Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L’avvenire è dei curiosi di professione.”
(Jules e Jim - Francois Truffaut)
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